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  ginepro 1s
In alto: un esemplare ultracentenario di juniperus phoenicea presente in località Cala Reale. Sono alberi che non presentano dimensioni eccezionali (fino a 80-90 centimetri di diametro e 10-12 m di altezza). È una specie ad accrescimento molto lento e longeva, che si riproduce solamente per seme.
Sotto: un primo piano di alcuni galbuli maturi che venivano impiegati tra le altre cose anche per la produzione di saponi.
  ginepro 2s

Il ginepro fenicio

Il ginepro fenicio (conosciuto anche con i nomi di: cedro licio oppure cedro fenicio o ancora come ginepro rosso) è un albero sempreverde, una pianta cioè, che mantiene le foglie durante tutto l'anno. L'albero è generalmente ramificato dalla base, con foglie squamiformi e fiorisce nei mesi di febbraio-marzo. Queste piante non presentano dimensioni eccezionali (fino a 80-90 centimetri di diametro e 10-12 m di altezza), ma possono essere molto annosi e con legno durissimo, inoltre la loro crescita è molto lenta e longeva. Il ginepro fenicio si riproduce solamente per seme, non ha capacità pollonifera ed è quindi molto sensibile all'incendio. I galbuli (falsi frutti) sono globulari e penduli con un diametro di 0,8-1,2 cm, di colore verde-giallastro nella fase giovanile e di colore rosso-mattone e lucido quando è maturo, con tre-nove semi, essi sono localizzati nei pressi dell’apice dei rametti, maturano in autunno e persistono a lungo sulla pianta. La risorsa più importante è costituita dai microboschi a ginepro, che a livello globale è presente solo nella Sardegna nordoccidentale; l'Asinara rappresenta circa la metà dell'area distributiva per questa comunità vegetale. A causa della scarsa putrescibilità del tronco e del particolare profumo del legno è stato da sempre molto ricercato per le costruzioni. Nell'isola Asinara, anche negli ultimi decenni, molti esemplari di questa pianta sono stati tagliati e raccolti per essere successivamente lavorati per le travature dei solai. Ginepreti ancora in ottimo stato di conservazione sono presenti a Sant'Andrea, nei pressi dell'Ossario di Campu Perdu e, su sabbia, in prossimità di Cala d'Arena, mentre individui isolati sono presenti nell'area del Castellaccio, a Cala d'Oliva, Punta Sabina e Punta dello Scorno.

Caratteristiche e utilizzazione delle varie parti della pianta

Il legno è duro, compatto, tenace, incorruttibile ed era molto apprezzato in ebanisteria per fare botticelle, bastoni da passeggio, manici per utensili da campagna come aratri e per l’aia come forconi, pale, setacci, balconate, sostegni per i pergolati, solai e correnti di tetti e, tuttora, quando si demoliscono vecchie case si recuperano le travi perfettamente integre ( il caso delle travi di Trabuccato è una conferma della scarsa putrescibilità del legno di ginepro). Il ginepro fenicio è stato ampiamente utilizzato, fin dall’antichità, per costruzioni varie come le capanne dei pastori (pinnettas), i ricoveri per gli animali (mandras, per le pecore, cortes per le capre, salkoni e cerinas, per i capretti, arulas per i maiali), tetti di protezione delle riserve d’acqua piovana (presettos); con alberelli scortecciati si preparavano attaccapanni e supporti per la macellazione, impalcature per pozzi, travature varie. Il legno veniva anche ampiamente utilizzato per la costruzione di telai, piattaforme lignee per barche, altari, sedie, cassapanche, lavori di intarsio, utensili per la casa. Il legno si presta bene anche come legna da ardere, bruciando con fiamma vivace, ma, per il suo pregio in altri settori, era scarsamente utilizzato a questo scopo. I rametti giovani e i galbuli, trovano largo impiego in diverse pratiche tradizionali (liquoreria come aromatizzante delle acquaviti, medicina come diaforetico, antielmintico e antiodontalgico, inoltre la resina al posto dell’incenso nelle funzioni religiose ed ancora per aromatizzare arrosti, per la produzione di saponi etc.) da soli o con altre essenze. I ramuli giovani in infusione erano utilizzati, fin dai tempi più remoti per pratiche abortive, nonostante i gravissimi inconvenienti. L’antico uso di questa pianta è testimoniato in un bronzetto nuragico rinvenuto a Santadi, che rappresenta un guerriero-pastore con un bastone di ginepro fenicio, fuso in modo realistico e mirabile.

 

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