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L’origine di questi animali non è stata ancora definita con certezza: forse si tratta di esemplari che derivano da asini bianchi importati dall’Egitto nel secolo scorso dal Marchese di Mores Duca dell’Asinara; una leggenda più suggestiva li vede approdare sull’isola a seguito del naufragio di un vascello diretto verso la Francia; tuttavia l’ipotesi più probabile sembrerebbe quella di un’origine autoctona, secondo la quale gli asini bianchi deriverebbero da quelli grigi per la comparsa del carattere dell’albinismo.
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L'asinello bianco

L’asinello bianco (Equus asinus var. albina) abita l’isola dell’Asinara da tempo non precisabile. La sua origine è da attribuirsi da animali allevati dall’uomo e poi abbandonati, che col tempo hanno finito per inselvatichirsi. Perciò non si tratta di un animale del tutto selvatico, sebbene dal punto di vista naturalistico sia importante per la sua rarità. Il suo aspetto è simile a quello dell’asino sardo comune: taglia ridotta, poco meno di un metro al garrese; testa grande di forma quadrangolare, con fronte che negli animali giovani ha profilo concavo, caratteristica che scompare in età adulta (quando il profilo diventa diritto); le orecchie sono piccole, il muso roseo, il collo corto e sottile, ingentilito da una criniera media. Il tronco è raccolto e compatto, la spalla dritta e corta, il dorso leggermente disteso e lievemente depresso; la groppa, breve e lievemente inclinata, termina con una coda piuttosto corta. Il torace è stretto e basso, il garrese è poco pronunciato; i lombi sono forti e ben attaccati, gli arti corti e robusti, gli appiombi regolari grazie alle zampe diritte e ben piantate sul terreno, le articolazioni sono spesse e larghe; lo zoccolo è piccolo, bianco e poco resistente. La caratteristica che più marcatamente contraddistingue questo animale è la colorazione bianca del suo mantello, dovuta probabilmente a una mutazione di colore trasmessasi nel tempo e conservatasi per l’isolamento a cui è stato sottoposto. In realtà appaiono candidi solamente gli asinelli appena nati, poiché gli individui adulti sono color crema o bianco sporco: questa variazione cromatica dipende però solo dalla polvere e dalla sporcizia che li ricopre. Altra caratteristica evidente sono gli occhi rosei e celesti cangianti, e le palpebre rosate (come tutte le altre mucose apparenti) a causa del gene dell’albinismo. Proprio l’albinismo è il diretto responsabile della fotofobia, che causa la tipica andatura insicura. Con il termine albinismo si definisce un’alterazione ereditaria del metabolismo della melanina caratterizzata dalla diminuzione o assenza di tale pigmento, nelle zone in cui esso è normalmente presente. Si tratta di un difetto enzimatico determinato geneticamente, che provoca un blocco della biosintesi della melanina da parte dei melanociti, peraltro presenti in numero normale. Vive allo stato brado nel Parco Nazionale dell’isola dell’Asinara, fra pascoli, cespugli e rocciai, dal mare all’entroterra. Apparentemente sembrerebbe diffuso in tutto il territorio, ma in realtà preferisce frequentare solamente le località di Trabuccato, sulla costa centro-orientale, Santa Maria, sulla costa sud-orientale, Fornelli a sud e Cala d’Oliva al centro-nord-est. Il numero degli individui attualmente presenti sull’isola è stimato in circa 100 asinelli bianchi (tra i due sessi), ai quali occorre aggiungere alcune decine di individui distribuiti in Sardegna (Foresta Burgos, Le Prigionette, Is Arenas) e nella penisola (Poppi e Collazzone). L’accoppiamento avviene tra la fine dell’inverno e la primavera, e i piccoli nascono da febbraio ad agosto dell’anno successivo. I gruppi familiari sono formati da tre o quattro femmine, fecondate dai maschi più forti. Da uno studio condotto su alcuni esemplari sembrerebbe che la popolazione di asinello albino dell’Asinara sia caratterizzata da una notevole scarsità di ricambio genetico e da una marcata consanguineità; questo fatto potrebbe rappresentare un pericolo per la popolazione stessa, in quanto è maggiormente esposta a malattie ereditarie, inoltre ci potrebbero essere delle conseguenze sulla riproduzione, con bassa fertilità delle fattrici ed una generale predisposizione ad eritemi e dermatiti, localizzate prevalentemente sul collo e sulle orecchie, soprattutto in seguito a morsi di lotta. Il Parco, al fine di conservare il patrimonio genetico di questa specie, ha stipulato due convenzioni specifiche, con l’Ente Foreste della Sardegna e con la Facoltà di Veterinaria di Sassari, attraverso le quali viene garantito un monitoraggio costante sullo stato di salute degli animali.

 

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